IL CANTICO DELLE CREATURE


Regia di Gabriele Vacis. Scenofonia di Roberto Tarasco.

Con le attrici e gli attori di PoEM.


Il cantico delle creature di San Francesco è una delle prime pietre posate nelle fondamenta di quel palazzo che è la letteratura italiana. È infatti il più antico componimento poetico in lingua volgare arrivatoci attraverso il tempo in forma non anonima. È il primo di cui abbiamo certezza dell’autore. Ad aver reso immortale il cantico non è stata però la fama del suo autore, ma la semplicità, profonda e disarmante con cui Francesco si accosta a una materia che dai suoi contemporanei veniva per lo più affrontata con i mezzi della dotta - e traboccante - enunciazione speculativo / filosofica; Francesco non fa dissertazioni, sceglie un’altra strada, sceglie di celebrare il creato e Dio attraverso la spiritualità, attraverso l’estasi e il rapimento, attraverso l’immediato e spontaneo sentimento di gioia che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella sua vita davanti a una volta stellata, a un paesaggio, a un angolo di cielo che si piega sulla terra. La lode di Dio non è qualcosa che abita nello spazio metafisico della mente, non si arriva vicini a Dio con la ragione o con l’intelligenza, Francesco propone una strada diversa, che si dipana dal creato fino al creatore attraverso la materia, attraverso i nostri sensi mortali, attraverso un canto che non può non coinvolgere il corpo.

 

“[…] Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali. Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male […]”.


Yval Noah Harari nel libro Homo Deus - Breve storia del futuro tesse un percorso a partire dall’origine dell’uomo fino alla modernità: dalla rivoluzione agricola all’intelligenza artificiale. Dopo Homo Sapiens, la specie alla quale tendiamo potrebbe essere proprio chiamata Homo Deus perché anche la morte è diventata un ostacolo da superare, un virus da debellare, nel tentativo di viaggiare verso l’immortalità grazie alla tecnica. San Francesco invece, arriva a cantare anche la morte, integrandola sullo stesso piano delle cose del mondo, la chiama sorella come sono tra loro fratelli il fuoco, la terra, il vento, il sole, le stelle.